Un popolo è frutto della terra in cui vive e da cui ha origine e ciò che siamo oggi è il risultato di ciò che eravamo ieri. Nel nostro DNA è scolpita la storia della Maremma, una storia fatta di ostilità e sacrifici. Siamo parte di una stirpe abituata da sempre ad essere ignorata. Il cono di luce dei riflettori non c’è mai stato e non c’è mai interessato. Essere dimenticati dai più non c’ha mai inflitto sofferenza. La terra che amiamo e che oggi ci da vivere, un tempo, ci era avversa. Un tempo era sinonimo di morte. I nostri avi l’hanno strappata alla malaria, pagando con le loro vite un prezzo altissimo per restituirci oggi un paradiso storico e naturalistico che il mondo ci invidia. I nostri antichi borghi sono unici, sono la testimonianza della civiltà, del senso estetico e dell’indissolubile legame che i Maremmani hanno con le loro tradizioni. Siamo gente burbera, fino allo scontroso, siamo diffidenti perché è la storia ad avercelo insegnato, siamo ostinati e pungenti fino a sconfinare nella polemica, ma… c’è un “ma”. Siamo anche gente capace di qualsiasi sacrificio pur di aiutare il prossimo. Siamo un popolo che quando decide che ne vale la pena è capace di spaccarsi la schiena in due pur di difendere chi è nel “giusto”. Non sono semplici parole. Sono capitoli di storia. Sono capitoli della “nostra storia”. Quella stessa storia a cui siamo pronti ad attingere ogni volta che ve ne sarà il bisogno. I soli ed unici che possono continuare a scriverla. Storia di cui siamo figli. Storia di cui siamo custodi. Il calcio in Italia non è semplicemente uno sport come negli Stati Uniti, dove non esistono tradizioni millenarie. Il calcio in Italia raggiunge una simbologia che va oltre il semplice divertimento. Quella maglia per noi significa molto di più. Quella maglia è intrisa dalle nostre tradizioni. Nella nostra terra si rinnovano, ancora oggi, gare e palii dal sapore antico. E’ un bisogno ancestrale, una necessità primordiale di affermazione. Di affermazione d’identità. In quella maglia c’è tutto questo. Nelle trame del suo tessuto si insinuano le nostre rivalse. In quei colori risiede il nostro orgoglio. Quei novanta minuti sono il mezzo per affermare, con fierezza e vanto, la nostra appartenenza alla Maremma. Ogni fottuta domenica rappresenta il tramite, sfrontato e irriverente, per la rivincita di un intero popolo. A Lei presidente spetta lo sforzo di integrarsi oppure, sempre che non sia troppo tardi, l’onore di deporre le armi. Questo è il calcio in Italia. Questo è il Grosseto per noi. Un presidente può essere al massimo il proprietario del corpo. Noi siamo i custodi dell’anima. E l’anima, si sa, è immortale.

A proposito dell'autore

'Uno scrittore che parla dei propri scritti è quasi insopportabile quanto una madre che parla dei propri figli.' (Cit. di Benjamin Disraeli) Nel mio caso ovviamente, visto che mia madre ha sempre preso le distanze dal sottoscritto chiamandomi 'Amore di Zia', questa citazione non vale. Quindi leggetemi, adoratemi e spargete il verbo. Perché così mi merito e così è giusto che sia. T&GO

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1 Commento in "I custodi dell’anima"

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Antonio
Ospite

Che dire: giù il cappello!

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